.
Annunci online

Pupazzi Perché il mondo è un grande teatrino
Altre 10 Domande
post pubblicato in Politica, il 26 giugno 2009

Michael Jackson è morto
post pubblicato in Società, il 26 giugno 2009


E' deceduto nella notte Michael Jackson, stroncato da un infarto.
Va' così via a 50 anni quello che è stato giudicato il Re del Pop.
Ammetto di non averlo mai seguito molto, ammetto di averlo sempre trovato ben poco simpatico. E, permettetemelo, ma non mi accodo alla lista di persone che ne piangono la morte dopo averlo accusato di implicito razzismo - un nero che voleva a tutti i costi diventare bianco - e dopo tutte le accuse di pedofilia.
Immagino che adesso tutti i film comici che lo ritraggono nelle scene "fastidiose" con dei bambini non verranno trasmesse per un bel po'.

Mi dispiace, perché è morta pur sempre una persona.
Mi spiace per tutti coloro che in lui avevano enorme stima ed affetto.

Adesso ovviamente inizierà il lungo ed eterno affluire di accuse e critiche. Lo hanno ucciso i medici - no, si è suicidato. Niente di nuovo sotto il Sole. Adesso aspettiamo solamente le indagini ufficiali e sapremo esattamente cos'è successo al "Re del Pop".


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Società Morte Michael Jackson Musica

permalink | inviato da Puppeteer il 26/6/2009 alle 15:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
Il Forte Vento /1
post pubblicato in Il Forte Vento, il 25 giugno 2009

Ecco, questa notte ho iniziato un racconto breve.

Voglio condividerlo con voi. Non è ovviamente finito, lo continuerò e lo posterò qui.

Ovviamente, non è gradito che lo prendiate e ne facciate ciò che volete senza chiedermelo, dato che è scritto di mio pugno :) [Anche se mi domando chi lo toccherebbe <.<!]






-----





Il vento soffiava sulla sua faccia con incredibile forza.

Nonostante il Sole fosse alto nel cielo – saranno state, su per giù, le undici del mattino – ed i suoi raggi piuttosto caldi in quell’afoso lunedì di Agosto, il vento era tremendo.

Al punto che Emanuele aveva una certa difficoltà a respirare. Se avesse avuto modo di difendersi dall’aria forte contro la sua faccia ed inspirare – che cosa bizzarra, non riuscire buttar dentro aria perché ce n’è troppa! – l’avrebbe fatto senza esitazioni. Ma la situazione in cui si trovava, in cui si trovava da pochi attimi, per giunta, era così particolare che sarebbe risultato quasi sconveniente preoccuparsi di quell’esercizio così naturale ed istintivo.

Emanuele, nonostante tutto, sorrideva. Sì, sorrideva, perché era realmente felice.

 

Il lettore mi perdonerà per una introduzione, come dire, “letteraria”. A volte, noi scrittori da quattro soldi, cercando di imitare un grande come Pirandello o Calvino, ci dimentichiamo che siamo forse i loro calzascarpe.

Avreste ragione a lasciar perdere e a dedicarvi a qualcosa di più interessante. Come leggere un libro serio, ad esempio. O ancor meglio, a fare l’amore.

Io continuerò a battere su questa tastiera – ahimé, adesso siamo costretti a fare in questo modo, anche se non c’è un solo scrittore moderno che lo ammette – facendo parlare Emanuele per fastidioso intervento mio. Farò di più, però, per quei pochi che vorranno continuare in questa lettura, troppo ostinati per lasciar perdere: ci sarà un po’ di spazio quando questo seccante narratore vorrà intervenire, così potrete saltare le sue – che poi sarebbero le mie, no? – noiosissime parole.

Vi stavo, quindi, raccontando di Emanuele. È d’uopo, allora, che vi illustri chi sia questo egregio signore e le vicende che hanno anticipato il forte vento. Per non tediarvi ulteriormente, sarò piuttosto sintetico, cosicché possiate capire che cosa succede.

 

Emanuele – o Lele per la moglie Amanda – è un uomo sulla trentina. È un venditore di viaggi: sissignore, lavora presso un’agenzia di viaggi. È un giovanotto anche discretamente affascinante: non troppo alto, ha una prestanza fisica di tutto rispetto, con uno sguardo malizioso come solamente un italiano potrebbe possedere. Perché quelli lì nascono e crescono nella convinzione di poter fregare tutto e tutti. Ha il solito vizio dei bellimbusti di passarsi continuamente la mano destra fra i capelli biondi, scombinandoli e non permettendo loro mai di appiattirsi. Se escludiamo, però, la capigliatura, tutto è sempre in perfetta regola: ogni mattino si sveglia puntuale alle sette e mezzo. Dedica i primi dieci minuti a sciacquarsi in bagno. Nel frattempo, sua moglie Amanda prepara il caffé che lui, puntualmente alle sette e quaranta, sorseggia con un goccio di latte. Quindi va in camera, si prepara – sceglie personalmente il vestito a seconda degli appuntamenti del giorno – e chiama la moglie, impegnata a caricare la lavatrice, per farsi fare il nodo alla cravatta. Alle otto meno cinque entra nella stanza di sua figlia Marianna e le stampa un bacio sulla fronte. Quindi bacia la moglie e alle otto precise è già all’interno della sua automobile. Non esiste traffico: in un modo o nell’altro egli è al lavoro alle otto e trenta. Prima sì, dopo mai.

Questa è una procedura consolidata e canonica da quando la piccola Marianna Immacolata è nata, quattro anni fa. Tutte le mattine feriali seguiva alla perfezione questo preciso schema accordato tacitamente tra lui e la moglie.

Amanda sarebbe poi rimasta a casa – non lavorava, lei – ed avrebbe portato la bambina alla scuola materna. Quindi pulizie e televisione fino alle tre e mezzo, quando la vicina di casa le avrebbe riportato la figlia con cui giocava fino alle diciotto e trenta, quando Lele tornava da lavoro e lei poteva dedicarsi alla cena. Alle dieci erano entrambi a letto, leggiucchiando un libro. E quindi buonanotte e ti voglio bene. Di far altro, non se ne parla. Solo nei giorni festivi, che altrimenti il giorno dopo ci si svegliava troppo stanchi per andare a lavoro.

 

Ora – siete avvisati, voi che ritenete che il narratore non debba esistere, qui ci sono io! – potrei continuare ancora a lungo, raccontandovi delle domeniche passate, una settimana a testa, dai genitori di lui e dai genitori di lei. Pur tuttavia, non spiegherebbe il forte vento. O meglio, non lo spiegherebbe alla perfezione. È giunto il momento di contestualizzare queste vicende: partiamo da una settimana precisa prima dell’introduzione bislacca di questa storia. Siamo ad un lunedì di fine luglio. Direi che è perfetto. Torniamo alla forma canonica, però, che non vorrei incorrere nel duro giudizio della critica.

 

La nostra storia comincia un lunedì di fine Luglio. Anche quella mattina, come al solito, Emanuele si svegliò puntuale. La sua sveglia aveva appena suonato le prime due note che la sua allenata mano aveva già provveduto a zittirla. Eppure, l’avrebbe lasciata suonare molto più a lungo del solito se avesse saputo che giornata gli sarebbe capitata.

In ogni caso si alzò ed entrò in bagno, chiudendo la porta alle sue spalle. Iniziò a radersi, canticchiando una buffa canzone di un suo conterraneo con l’insoluta presenza di due nomi, piuttosto che di un nome e di un cognome. Sì, perché Lele un cognome ce l’aveva eccome. Anzi, piuttosto importante da quelle parti: Troisi. Certo, nulla a che vedere con il ben più famoso Troisi, ma di certo un cognome di cui andar fiero. Emanuele Troisi.

Mentre pensava a queste cose, accadde qualcosa di insolito: senza volerlo, la lama osò tagliarlo alla base del mento. Si morse il labbro e guardò la minuscola ferita con la medesima curiosità con cui si osserva un’automobile volante. Vide il sangue scorrere lungo il suo collo, lento e sinuoso. Si esaurì ben presto, ma quel fenomeno alieno lo colpì molto. Scosse il capo: stava ritardando troppo. Terminò la barba – saltò il controllo dei nei, doveva recuperare tempo. Uscì ed andò a sedersi a tavola dove già lo attendeva la sua tazza di caffellatte.

Anticipata dallo strascicare dei passi con le pantofole di lana, entrò in cucina sua moglie, sedendosi alla sua destra.

“Ti sei tagliato” disse lei, ancora insonnolita.

“Già. È la prima volta da un bel po’ di tempo, no?” replicò Lele, piegando un po’ la testa di lato.

Lei annuì, prendendo il suo cappuccino e guardandone la superficie, come rapita.

“Ah senti amore, oggi dovresti accompagnare te la bimba a scuola. Da un momento all’altro dovrebbe venire l’idraulico a sistemare il lavandino in cucina”.

Lele fermò il suo sorseggiare, quasi infastidito.

“Ma così mi farai fare tardi” le rinfacciò, corrucciando la fronte.

“Non ti ucciderà arrivare in ritardo per una volta, no?” Amanda scrollò le spalle. Aveva già deciso e riprogrammato tutto.

Lele rimase interdetto: ma che stava succedendo quella mattina? Prima si era tagliato – segno nefasto – quindi quell’improvviso cambio di routine. Iniziava a chiedersi se non valeva la pena rimandare l’appuntamento con l’idraulico per evitare tutti quei problemi con gli orari. Stava per esternare quei suoi pensieri, quando Amanda si alzò ed andò a svegliare la figlia. Quindi in lavanderia per caricare la lavatrice: ecco il segno che era giunto il momento di vestirsi. Rientrò in camera, con solo indosso i suoi boxer bianchi a righe blu pastello e ne uscì in giacca nera e camicia bianca. Intorno al collo la cravatta sistemata in malo modo: Amanda arrivò lesta e gliela sistemò a puntino. Quindi si recò nella stanza di Marianna Immacolata Rachele, pronto a darle l’abituale bacio sulla fronte; solo entrando, però, si ricordò di dover accompagnare lui la figlia a scuola e che, infatti questa, era già in piedi, che si toglieva il pigiama di Winnie the Pooh per indossare la divisa scolastica. Lele rimase impietrito ad osservarla, come se dinanzi ai suoi occhi si vedessero delle distorte immagini di un cinema 3D senza indossare gli occhiali appositi: tutto era distorto, ogni movimento infastidiva i suoi occhi e tutto sembrava rallentato.

“Tesoro, mi raccomando questo è il cestino della merenda della piccola. Ho già avvisato Annalisa del cambiamento di orario, ti aspetta giù per lasciarti Chiara”. La voce di Amanda, come suo solito, era decisa ma limpida.

“Chiara?” domandò Lele, con tutta l’espressione di chi ha sentito soltanto le ultime parole del discorso.

“La figlia di Annalisa, la nostra vicina, ricordi? Io accompagno le bambine la mattina e lei va a prenderle.” Spiegò la donna, con incredibile pazienza.

“Non possiamo fare l’inverso? Le riprendi te e li accompagna lei adesso”. Lele aveva ancora tutta l’intenzione di evitare questo insolito cambiamento di rotta. Non era nemmeno sicuro di saperci arrivare dalla scuola della figlia fino al suo ufficio. Per non parlare dell’enorme ritardo che avrebbe fatto. Come giustificarsi con il titolare se dopo anni di comportamento impeccabile si fosse presentato con oltre dieci minuti di ritardo? Dove sarebbe finita la fiducia che il capo aveva in lui? Tutto rovinato perché sua moglie doveva aspettare l’idraulico? A chi importa se un tubicino perde due gocce d’acqua? Era più importante evitare di essere licenziato o dover accompagnare sua figlia a scuola? Chiamarla scuola, poi, la materna!

“Lele, non fare lo stupido”. E si allontanò, senza rispondergli. O forse quella pseudoffesa valeva anche come risposta. Chi potrà mai saperlo?

Di cattivo umore, Lele prese per la mano Marianna Immacolata Rachele Elisabetta ed uscì di casa. Senza baciare la moglie, così imparava a rendere la sua vita un inferno. Inutile dirlo che appena richiusa la porta dietro di sé dovette rientrare per recuperare il cestino della figlia.

 

Scese le scale rapidamente, tra l’affanno della bimba, e raggiunse la vicina che l’aspettava nell’atrio con una bambina dai folti capelli ricci marroni. Una bimba orrenda: ecco cosa pensò come prima cosa Emanuele. Con dei capelli che facevano molto anni ’80, indossava un orribile vestitino azzurro mare con le strass dorate.

“Ciao piccola!” fece l’uomo, sorridendo prima verso Chiara e, quindi, la madre. Non che lei fosse meglio della figlia, a ben pensarci: era grassa e sudaticcia già di prima mattina. Indosso aveva soltanto un vestito a fiori che dava l’orrenda visione di un’aiuola vivente.

Si affrettò a salutare entrambe ed entrò in macchina. Fece allacciare le cinture di sicurezza alle due bambine, quindi partì. Erano già le otto ed un quarto. Aveva solo un quarto d’ora per rispettare l’orario di lavoro: non poteva farcela. Il suo cuore prese a battere forte, la sua fronte a sudare freddo. Mantieni il controllo - si diceva, cercando di calmarsi.

Premette la frizione, quindi inserì la prima, azionò la freccia sinistra e tolse il freno a mano. Si trovata davanti alla sua villetta divisa in tre appartamenti. Oltre quello di Emanuele e di Annalisa, il terzo era abitato da una vecchia signora che solo qualche giorno prima aveva festeggiato il suo centesimo compleanno, nonostante le gentili preghiere del suo unico nipote cinquantenne di tirare le cuoia.

La strada all’esterno era poco affollata, essendo quella una zona residenziale e, peraltro, ricca di disoccupati e figli di papà che di lavorare proprio non ne avevano alcuna intenzione.

 

Di nuovo lui! Ammettetelo, qualcuno di voi lo ha sicuramente pensato. Ripeto, nessuno vi obbliga di leggermi: se mi ritenete superfluo, annullatemi ed andate oltre. Di me, in ogni caso, parleremo successivamente, quando questa vicenda, che pian piano inizia ad entrare nel vivo, sarà bella che raccontata. Prima di proseguire, tuttavia, il lettore più attento si sarà ravveduto che manca qualche indicazione importante. Ossia, non ho ancora specificato in che parte del mondo ci troviamo. Avrei potuto scriverlo in cima o inserirlo con un azzeccato gioco letterario, ma sarebbe stato ingiusto nei confronti di Emanuele, che già ben poco gradisce i miei interventi nella storia che dovrebbe appartenergli. Quindi sarò rapido, prima che se ne accorga.

Emanuele Troisi è nato a Pollena Trocchia, un paese di nemmeno quindicimila anime nella vicina provincia di Napoli. Per capirci, uno dei tredici paesi della Zona Rossa a rischio Vesuvio, quel gigante buono – si spera – che sorveglia dall’alto. È un paese ricco di storia – qui ci fu un tempio di Apollo, da cui trae origine il nome stesso di  Pollena (ovviamente il lettore non faccia sue ricerche, o si accorgerebbe che altri ritengono che quel nome provenga da “piccolo”) – e di tradizioni. Ovviamente, se dovessimo cercare qualche difetto, si potrebbe forse notare un po’ di chiusura mentale. Il lettore mi creda quando dico che dopo qualche anno in gran parte ci si conosce e ci si sparla vicendevolmente. Anche Amanda è di lì. Anzi, lei è originaria di Trocchia, della cui genesi è meglio tacere. Dopo essersi conosciuti nell’unico Liceo Scientifico nelle vicinanze, hanno presto messo su famiglia senza bisogno di allontanarsi dal paese. Così, possono rimanere vicino ai loro genitori.

Prima che il mio personaggio possa, giustamente, ribellarsi al suo narratore, credo che sia il caso di continuare. Dove eravamo arrivati?

 

Emanuele mi ringraziò – chi ha voluto e vuole tuttora ignorarmi, però, non ne saprà il motivo-, quindi prese a guidare verso la scuola materna. Inserì dapprima la seconda, quindi la terza, mettendosi in una posizione più comoda e che gli permettesse di trovare quella pace dei sensi di cui aveva estremamente bisogno. Avrebbe voluto accendersi una sigaretta, ma non fumava, né aveva mai fumato, e soprattutto non avrebbe potuto con le due bimbe in auto che avevano deciso – per la gioia del disperato – di iniziare a cantare le sigle dei cartoni animati. Con il contachilometri stabilmente fermo sul numero cinquanta, era attento alla velocità ed alla strada: da un momento all’altro, per distrazione, poteva distrarsi ed accelerare. Troppo pericoloso, non voleva di certo rischiare di essere fermato proprio oggi che già era in ritardo vergognoso ed imperdonabile. Rallentò, vedendo una vecchina attraversare la strada, quindi ripartì sorridendo alla riconoscente donna. Oggi non era in vena di gentilezze. Guardò lo specchietto retrovisore, accorgendosi d’essere diventato bianco come un cadavere: soffriva di un improvviso calo di zuccheri.

Quindi sospirò leggero, improvvisamente felice: aveva raggiunto la scuola. Guardò l’orologio. LE OTTO E TRENTA. Era la fine. Era finito. Sentiva le lacrime accumularsi sotto gli occhi. Diede la merenda alla figlia, salutò Chiara e ripartì. Era riuscito fino a quel momento a trattenere il pianto, ma adesso non poteva più sopportare oltre. Un forte singhiozzo, quindi esplose in lacrime accorate ed angosciate. Avrebbe impiegato almeno un altro quarto d’ora, se non di più, considerando che non riconosceva la strada che lo avrebbe condotto in ufficio, dato che questa mattina, per colpa di sua moglie, aveva dovuto cambiare tutti i suoi piani. Il suo cuore, tremendamente sconvolto, si stava alimentando di un crescente odio verso Amelia. Una donna il cui scopo nella vita era quello di vivere del lavoro del marito e che, nel frattempo, era sicuramente artefice del suo licenziamento. Chi avrebbe permesso poi a quella famiglia di continuare a mangiare, di pagare le bollette, di fare la consueta settimana di mare in Calabria l’ultima settimana di Agosto?

Quello che più d’ogni altra cosa, però, lo feriva era tradire la fiducia che Ernesto, il suo titolare, gli aveva concesso. In sei anni di lavoro lì, nemmeno una volta era arrivato in ritardo, così come non aveva mai tardato la consegna di una pratica. Da ben due anni Ernesto era riuscito a tal punto a fidarsi di lui, che gli aveva permesso di fare una copia delle chiavi per poter chiudere lui l’agenzia di viaggi quando si fermava a fare degli straordinari. Straordinari che per di più non voleva venissero pagati. D’altronde, il suo reale obiettivo era quello di tenersi ben stretto quel lavoro pieno di soddisfazione: cosa c’è di meglio di vedere il visino allegro e felice di una bimba di ritorno da tre settimane a Santo Domingo in un villaggio cinque stelle, all inclusive, bevande incluse? 




permalink | inviato da Puppeteer il 25/6/2009 alle 5:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Stat Rosa pristina nomine...
post pubblicato in Personal, il 23 giugno 2009

...nomina nuda tenemus.

Prendere 30 ad un esame di Letteratura Italiana Contemporanea non ha prezzo.

Ma prenderlo parlando con il Professore proprio a riguardo di una delle migliori opere della seconda metà del '900, il Nome della Rosa, non ha prezzo.

Grazie, Professor Eco. Un po' per il libro, un po' per il 30. Lo dedico a Lei.



P.S. Devo ovviamente rendervi partecipi che dal discorso Eco si è passati al Gruppo 63, sul quale lo stesso Professore ha scritto (lettura grandemente interessante), quindi a Gadda e Carlo Levi. Unico tentennamento, Pasolini poeta. Forse la grandiosità di Pasolini meriterebbe una trattazione ben differente. Sarà.

Alice nel Paese delle Meraviglie
post pubblicato in TV e Cinema, il 22 giugno 2009


Sono uscite le prime immagini di Alice nel Paese delle Meraviglie, diretto da Tim Burton.
Ecco a voi i primi tre personaggi:




Il Cappellaio Matto (Johnny Depp)



La Regina di Cuori (Helena Bonham Carter)



La Regina Bianca (Anne Hathaway)

Abbattere la Piovra
post pubblicato in Politica, il 22 giugno 2009
Quello che sta accadendo in questi giorni ha dell'incredibile.
La situazione in Italia sulla vicenda Berlusconi, per la prima volta, rischia di colpire malamente la figura stessa del Premier, finora visto come inattaccabile e politicamente eterno. Eppure, adesso, qualcosa sta andando storto, qualcosa non risponde più ai suoi richiami ed ai suoi controlli.

Dopo il video del post precedente, ci tocca aggiungere altre "divertenti" dichiarazioni: ossia come circolasse in casa sua persino la cocaina. Difficile che il padrone di casa non se ne accorgesse, n'est-ce pas?

Segnalo questo interessantissimo articolo de "La Repubblica", che adesso Bondi vede come il vero pericolo per la Democrazia. Cioè, il problema democratico in Italia è causato dal giornale più venduto. Ma questi ci credono veramente?

Ed i TG Italiani tacciono.
Referendum
post pubblicato in Cultura, il 22 giugno 2009


Ho come il vago sentore che il Referendum non sia passato.
Ho come il vago sentore che il ridicolo Referendum voluto da Berlusconi ed appoggiato da Franceschini non abbia raggiunto il quorum. I primi dati si muovono su un 16%, assolutamente bassissimi.

Intanto le avventure di Berlusconi continuano.

Ecco a voi un altro interessantissimo video.


11 giorni senza di "droga"
post pubblicato in Personal, il 20 giugno 2009


Entriamo ufficialmente nell'undicesimo giorno.
Sono 11 giorni che non tocco più una sigaretta.

Dopo un exploit di quasi due pacchetti di Marlboro Light (o Gold) al giorno, ho di punto in bianco deciso di smettere di fumare. Così, semplicemente. Troppa paura: la mia famiglia ha visto troppi decessi e malattie a causa delle sigarette, sarebbe stato un suicidio in grande stile.

E così ho repentinamente deciso di piantarla. Non fumo e non fumerò più. Se di tanto in tanto mi verrà la voglia di fumarmene una, a costo che non possa mai rischiare di riprendere, allora me la concederò. Altrimenti, niente.

Ed ora proseguo, senza cedere. E' troppo bello tornare a sentire gli odori ed i sapori. E poter andare a ballare, in discoteca, senza le fitte al fianco.

Wow.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Personal Fumo Sigarette Marlboro

permalink | inviato da Puppeteer il 20/6/2009 alle 5:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Povia e Mogol
post pubblicato in Cultura, il 16 giugno 2009


Rimanendo in tema al messaggio di ieri, c'è da segnalare un'altra chicca.

Povia ha vinto il premio Mogol, un premio istituito dalla Regione Valle d'Aosta e che giudica i testi delle canzoni per incoronare quello più importante.
Beh, quest'anno il testo più profondo è stato "Luca era gay". Ora, mi pongo un interrogativo: le altre canzoni facevano così schifo? Erano tutte all'altezza di Asereje? Credo proprio di no.
Persino Mogol, che presiede la giuria del Concorso, ha ceduto al fascino della polemica, per generare intorno a questa vicenda chiacchiere e quindi maggiore visibilità per il suo Premio.

E Povia? Lui oltre a sentirsi onorato (non credo ci abbia creduto davvero), annuncia: ci riproverà al prossimo Sanremo con una canzone su Eluana Englaro.
Quant'è triste quest'uomo?

Lascio l'ultimo commento alla sfilza di luoghi comuni che ha vinto il premio Mogol per il miglior testo musicale dell'anno.

Luca era gay e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo,

Luca dice: prima di raccontare il mio cambiamento sessuale volevo chiarire che
se credo in Dio non mi riconosco nel pensiero dell’uomo che su questo
argomento è diviso,
non sono andato da psicologi psichiatri preti o scienziati sono andato nel mio
passato ho scavato e ho capito tante cose di me
mia madre mi ha voluto troppo bene un bene diventato ossessione piena delle
sue convinzioni ed io non respiravo per le sue attenzioni
mio padre non prendeva decisioni ed io non ci riuscivo mai a parlare stava fuori
tutto il giorno per lavoro io avevo l’impressione che non fosse troppo vero
mamma infatti chiese la separazione avevo 12 anni non capivo bene mio padre
disse è la giusta soluzione e dopo poco tempo cominciò a bere
mamma mi parlava sempre male di papà mi diceva non sposarti mai per carità
delle mie amiche era gelosa morbosa e la mia identità era sempre più confusa

Luca era gay e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo
Luca era gay e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo

sono un altro uomo ma in quel momento cercavo risposte mi vergognavo e le
cercavo di nascosto c’era chi mi diceva “è naturale” io studiavo Freud non la
pensava uguale
poi arrivò la maturità ma non sapevo che cos’era la felicità un uomo grande mi
fece tremare il cuore ed è li che ho scoperto di essere omosessuale
con lui nessuna inibizione il corteggiamento c’era e io credevo fosse amore sì
con lui riuscivo ad essere me stesso poi sembrava una gara a chi faceva meglio
il sesso
e mi sentivo un colpevole prima o poi lo prendono ma se spariscono le prove poi
lo assolvono cercavo negli uomini chi era mio padre andavo con gli uomini per
non tradire mia madre

Luca era gay e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo
Luca era gay e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo

Luca dice per 4 anni sono stato con un uomo tra amore e inganni spesso ci
tradivamo io cercavo ancora la mia verità quell’amore grande per l’eternità
poi ad una festa fra tanta gente ho conosciuto lei che non c’entrava niente lei mi
ascoltava lei mi spogliava lei mi capiva ricordo solo che il giorno dopo mi
mancava
questa è la mia storia solo la mia storia nessuna malattia nessuna guarigione
caro papà ti ho perdonato anche se qua non sei più tornato
mamma ti penso spesso ti voglio bene e a volte ho ancora il tuo riflesso ma
adesso sono padre e sono innamorato dell’unica donna che io abbia mai amato

Luca era gay e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo
Luca era gay e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo

Un passo avanti ed uno indietro
post pubblicato in Cultura, il 15 giugno 2009


Non ho scritto ancora nulla sul Gay Pride.

Ho letto in giro vari commenti che indicavano una maggiore sobrietà - e di questo sono molto felice - ma anche una partecipazione assai più scarna. Questo è un vero peccato, ma credo che molte siano state le difficoltà create dal percorso ad ostacoli che l'organizzativo stesso ha dovuto combattere per il suo svolgimento. Addirittura il percorso è stato definito solo qualche giorno prima della partenza ufficiale.
Avrei voluto esserci, perché l'Italia in materia di Diritti Civili ha ancora moltissimo da imparare. E' una battaglia che va combattuta strenuamente e che il Partito Democratico deve avere tra i suoi obiettivi primari. Non lasciamo che sia solo la Sinistra Radicale a fare suoi tali temi che appartengono a questo partito sin nelle sue fondamenta.

Intanto, pare ci siamo problemi anche con lo svolgimento del Gay Village. Apertura fissata per il 25 Giugno, pare che il luogo designato non sia più disponibile per decisione della Sovrintendenza ai Beni Culturali che ha negato - non solo al Village - l'autorizzazione ad utilizzare le zone limitrofe al laghetto dell'Eur. Ed ora il Comune, udite udite, sta cercando un posto sostitutivo. Insomma, vedremo.

In bocca al lupo.

60 anni dopo, risorgono
post pubblicato in Politica, il 14 giugno 2009


Rieccoli. Dopo poco più di 60 anni, sono tornati nuovamente alla carica.

Eccole, le Ronde Nere sono tornate.


Dopo la brillante idea della Lega e del loro pupazzo Berlusconi di istituire le ronde, questi volontari di cui possono avvalersi i sindaci come "controllo cittadino" di ordine pubblico, si ha il primo reale risvolto dei motivi d'ispirazione delle ronde stesse.
E' la forza del Fascismo che si ostina a non morire. La Guardia Nazionale Italiana (!!!), appoggiato dal Movimento Sociale - La Destra, si è proposta per far parte delle Ronde. Apparentemente, stando alle prime informazioni che vengono dall'eternamente volubile PdL, alle ronde non potranno participare "ispirazioni politiche, tifoserie o religiose". Insomma, ufficialmente ovviamente no. E per questo ritengono d'aver risolto il problema, come se tutto terminasse qui.
Ma siamo sicuri che verrà rispettato? Ne dubito.
Quello che, tuttavia, mi sorprende particolarmente è come ancora ci siano persone così stupide da resuscitare l'aquila imperiale ed indossare quelle vesti che così male hanno fatto all'Italia stessa.
Vergognatevi.



Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Politica Ronde Fascismo

permalink | inviato da Puppeteer il 14/6/2009 alle 15:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Ritorno all'ovile
post pubblicato in Personal, il 13 giugno 2009


Dopo molti giorni, torno finalmente a scrivere sul Blog.
Sono stati questi giorni di lunga riflessione nella mia vita e mi ha visto, quindi, ben poco presente su questa piattaforma.

Ovviamente, parlare di tutti gli avvenimenti accaduti in questi giorni mi sembra grandemente alleatorio. Ed oramai sono stati frequentemente sviscerati.

Si torna a navigare!

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Personal Blog

permalink | inviato da Puppeteer il 13/6/2009 alle 13:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
San Valentino di Sangue (3D)
post pubblicato in TV e Cinema, il 5 giugno 2009


Visto questa sera, spettacolo delle 22.25. C'era moltissima gente, nonostante fosse Giovedì ed il film è uscito da un bel po' di tempo.
Premetto: è il primo film che guardo in 3D. Quindi dovrò fare due discorsi separati.

Partiamo dal film. Bruttino. Promette tanto terrore, tanta paura, ma si stenta notevolmente ad immedesimarsi a dei personaggi abbastanza stereotipati e poco approfonditi. Lo stesso *presunto* protagonista, dato che non c'è poi in così tante scene, Jensen Ackles (Dean Winchester di Supernatural), è poco approfondito, lasciando l'ingrato compito di spiegarcelo ai primi 10 minuti iniziali in cui la "voce narrante" ci spiega l'antefatto. Per il resto, niente colpisce particolarmente. Le scene terrificanti sono col contagocce, come al solito (e non è per forza una critica) si punta più sullo spavento immediato che sulla situazione stessa. Anche perché, lasciatemelo dire, non riesco molto ad immaginare la paura in una miniera: mai location fu più "astratta" e poco percepibile.
In ogni caso, è un film godibile, che deve tutto o quasi sicuramente al 3D stesso, che permette delle scene particolarmente forti (come il lancio del piccone, stupendo) e dimenticandosi completamente della trama. Il colpo di scena finale è efficace; poco brillante, in verità, ma efficace.
La regia e la scenografia totalmente anonimi.
Voto: 5/10

Per quanto riguarda il 3D, invece, non posso che esprimere grande apprezzamento. Dopo un certo fastidio visivo iniziale, i miei occhi si sono abituati ottimamente alla nuova situazione e devo dirlo: è tutta un'altra storia. Non tanto per gli spaventi che riesce a farti prendere, che come abbiamo visto in horror di qualità si può anche col normale 2D, ma soprattutto per l'aria che si respira: sembra proprio di trovarsi lì sul set, di vedere i personaggi ad un palmo dai tuoi occhi. Riesce a donare una realisticità assai maggiore, molto più coinvolgente. Certo, il fatto che, almeno qui a Roma, costi 10 Euro un po' si sente, ma la qualità si sente e sono sicuro che se la quantità dei cinema 3D dovesse aumentare, si normalizzerebbe anche il prezzo del nuovo formato. Un formato che indubbiamente merita una grande chance e che potrebbe donarci grandi emozioni.
Se solo magari gli occhiali non assomigliassero così tanto a quelli di Arisa...

I Love... Supernatural
post pubblicato in I Love... I Hate..., il 4 giugno 2009



permalink | inviato da Puppeteer il 4/6/2009 alle 23:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Ma Berlusconi le colleziona?
post pubblicato in Politica, il 3 giugno 2009


Inizio a domandarmi: ma Berlusconi colleziona le indagini ed i casi a proprio nome?
Gli piace da morire sentire la forma in stile televisivo "Lo Stato contro Silvio Berlusconi"?

Adesso se n'è aperta un'altra per abuso di ufficio. Dato che utilizza l'aereo di Stato per trasportare il grande musicista - glom - Apicella a Villa Certosa.

Io mi domando se quest'uomo è normale.

Sfoglia maggio   <<  1 | 2  >>   luglio